sabato 9 marzo 2013

Ciao Bignasca! Si è spento il leader della Lega dei Ticinesi

Bandiere a mezz’asta in Ticino: è morto Giuliano Bignasca. Il leader della Lega dei Ticinesi si è spento all’improvviso nella sua casa di Canobbio, alle porte di Lugano, colpito probabilmente da un attacco cardiaco. Cordoglio da tutto il mondo politico elvetico, soprattutto dalla sua Lega dei Ticinesi. Abbrunato lo stendardo sulla sede del partito in via  Monte Boglia. Commossi i militanti presenti. Marco Borradori, in tarda mattinata, ha tenuto un breve discorso davanti a Norman Gobbi, Lorenzo Quadri, Michele Foletti e molti altri dirigenti, ricordando la figura dell'amico. 
Consigliere nazionale, cioè deputato della Camera bassa del Parlamento elvetico dal 1995 al 1999 e, dal 2000 fino al 2013, municipale per il Comune di Lugano, il “Nano”, (così veniva chiamato da tutti), è stato fondatore e capo indiscusso del movimento identitario ticinese che negli ultimi anni ha inanellato una serie costante di successi elettorali, fino a diventare - due anni fa - il partito di maggioranza relativa nell'esecutivo cantonale (il Consiglio di Stato) con il 25,94% dei voti, superando, per la prima volta, il Partito Liberale (che ottenne il 21,99% dei consensi).
Esplosivo, colorito, a spesso sopra le righe ma certamente abilissimo...
 a capire e interpretare la sua gente, è stato descritto più volte dai giornali italiani come il “Bossi svizzero”. E certamente con il fondatore del Carroccio ha avuto un rapporto molto stretto, così come con molti altri esponenti leghisti. 
Roberto Maroni, ha espresso il suo cordoglio pubblicando su Twitter una foto che li ritrae insieme e ricordandolo come «ruvido ma geniale». 
Giancarlo Giorgetti lo ricorda come un uomo di «un’intelligenza vivissima, schietta e diretta. Uno che pensava e ti faceva pensare e con il quale era bellissimo discutere. Una personalità carismatica, con una visione a lunga gittata».
Sempre via social network, anche Matteo Salvini gli ha dedicato un pensiero ricordando il suo impegno «360 gradi per la sua Gente. Più giornalisti e avversari insultavano - ha osservato il segretario della Lega Lombarda - più cresceva». Un successo che i media italiani (e spesso pure quelli elvetici), di rado hanno saputo raccontare, se non appunto, mettendo in evidenza o stigmatizzando alcune posizioni politicamente scorrette. Provocazioni che però quasi sempre sollevavano problemi molto concreti e che sui banchi delle istituzioni diventavano oggetto del lavoro delle sempre più corpose rappresentanze rosso-blu. Una storia per molti versi speculare a quella padana, rivissuta anche alle ultime elezioni, dove per settimane l’intellighenzia ha sparato alzo zero contro il “rischio” di una Lombardia a trazione leghista e poi a urne chiuse si è dovuta arrendere al fatto che i cittadini pensano con la loro testa nonostante quello che scrivono certi giornali. 
Ci mancherà il “Nano”. Che più volte abbiamo avuto il piacere di ospitare sul nostro giornale. Un’intervista o anche solo una battuta all’indomani delle elezioni svizzere, non è mai mancata sulle colonne della Padania. Risposte precise, taglienti, senza rinunciare mai al suo stile anti-conformista. Come quando alla vigilia dello storico discorso pronunciato da Umberto Bossi a Castagnola dal balcone della casa di Carlo Cattaneo - il primo dopo il grave malore che colpì il Senatùr nel 2004 - non perse l’occasione di rispondere a una battuta dello stesso presidente leghista che aveva fatto nei corridoi del nostro quotidiano: «Dovremmo dichiarare guerra alla Svizzera, arrenderci subito e farci annettere: così risolveremmo tutti i nostri problemi», aveva scherzato Bossi. Indimenticabile la risposta di BIgnasca: «Se davvero volete, basta un fischio: con le forze armate che vi ritrovate, il nostro esercito arriva a Roma in quattro ore».


Paolo Guido Bassi
La Padania